Dalla foce di Capoiale parte una strada che costeggia in gran parte il lago di Varano: imboccata questa strada appena prima di attraversare il ponte sul canale che in questo punto mette in comunicazione il lago con il mare aperto, dirigersi verso sud e dopo aver costeggiato il lago per circa cinque chilometri ecco apparire sulla sua sponda la vecchia base segreta militare di San Nicola Imbuto. Era questa una stazione di idrovolanti, dedicata ad «Ivo Monti», come riporta ancora una targa superstite murata su una palazzina della base.

Dalla foce di Capoiale parte una strada che costeggia in gran parte il lago di Varano: imboccata questa strada appena prima di attraversare il ponte sul canale che in questo punto mette in comunicazione il lago con il mare aperto, dirigersi verso sud e dopo aver costeggiato il lago per circa cinque chilometri ecco apparire sulla sua sponda la vecchia base segreta militare di San Nicola Imbuto. Era questa una stazione di idrovolanti, dedicata ad «Ivo Monti», come riporta ancora una targa superstite murata su una palazzina della base. 

Alcune case in stile liberty, viali, il molo, resti di strutture difensive, restano mute sentinelle di questa base segreta costruita durante la prima guerra mondiale in questo luogo lontano da occhi indiscreti per la difesa della costa adriatica. Il primo tratto della ferrovia garganica fu costruito infatti proprio per mettere in parte in comunicazione anche la base con i centri della pianura dauna. La base di San Nicola Imbuto appartenuta dapprima alla Regia Marina e poi all’Aereonautica militare, ospitava gli addetti alla base di idrovolanti. La costruzione della base si rese necessaria per fronteggiare gli attacchi della marina austriaca che, spintasi fino alle coste garganiche, aveva affondato la motonave Turbine. 

Dopo l’ultima guerra, venuti meno gli scopi di difesa militare, la base fu abbandonata e la proprietà passò al Demanio dello Stato; oggi l’insediamento conserva ancora la sua bella piazzetta, già dedicata al duca Thaon de Revel e viali dai nomi altrettanto illustri: Luigi De Filippis, Re Vittorio ed altri. Le case ed il molo paiono abitate dai fantasmi del passato, erbacce e rottami ferrosi rendono poco praticabile una visita delle palazzine; fuori del recinto che delimita la base di idrovolanti si erge ancora, in posizione di rilevo rispetto alla base, una piccola chiesetta dal tesso sfondato, essa è indicata sotto il titolo di San Nicola nelle carte dell’Istituto geografico militare, ma pare fosse dedicata invece a Santa Barbara, protettrice dell’Aereonautica. 

Anche prima della costruzione dell’idroscalo la località di San Nicola Imbuto appare ricca di storia. Un monastero ed un «castrum» dello stesso nome sono infatti già citati nel 1176 fra i beni dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Calena, poi passata al Monastero di Tremiti con tutte le sue pertinenze. Verso la fine del cinquecento San Nicola Imbuto è citato ancora come pertinenza del monastero di Santa Maria di Tremiti in una causa civile tenutasi presso il Tribunale della Regia Dogana di Foggia fra Geronimo de Turris e Giovanni Battista Rubino. Gli ultimi resti del monastero di San Nicola Imbuto, costruito nelle immediate vicinanze della riva del lago, sprofondarono nelle acque verso il Seicento, a causa di un violento sisma. Oggi, impressione e stupore conquistano il visitatore che solitario si spinge fra le vie della vecchia base segreta di idrovolanti, le costruzioni rimaste in piedi sono popolate unicamente dai gabbiani, che fin qui si spingono dalla vicina marina.


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