Una mandria di vacche Podoliche al pascolo sul Gargano è uno spettacolo che non si dimentica. Con il loro profilo rettilineo, lo sguardo acceso, le larghe corna solenni, il mantello grigio che brilla sullo sfondo di boschi e macchia mediterranea, ispirano una sorta di sacrale tranquillità. Ma ammirarle è un conto, allevarle tutto un altro. Con il latte si fanno formaggi straordinari, primo fra tutti il Caciocavallo Podolico, ma le Podoliche ne fanno poco, pochissimo. E solo in certi periodi dell’anno. Si può comprendere dunque come questa razza, un tempo dominante sul territorio italiano, sia ormai confinata nelle poche aree del meridione dove il pascolo è avaro, l’acqua poca e difficile la sopravvivenza. Il nucleo garganico è ancora relativamente consistente, ma i caciocavalli del Gargano sono di fatto destinati al consumo familiare o a una commercializzazione rigidamente locale.
Per produrli si caglia il latte e si rompe la cagliata in grani della misura di un chicco di riso. La pasta matura nel siero in una tinozza e poi è messa a sgrondare su un tavolo di legno inclinato per un tempo variabile. Quindi si taglia a fette, si fila con acqua bollente e si modella il formaggio sino a che raggiunge la forma di un fiasco panciuto con una testina: un’operazione delicata, che richiede pratica e abilità. Quando la forma è perfetta e la testina è stata chiusa e modellata, il caciocavallo è immerso in acqua fredda e quindi va in salamoia. Infine stagiona, da qualche mese a tre anni (in alcuni casi anche 8 o 10).

Stagionalità

Si produce tutto l’anno ma la massima produzione si ha da marzo a maggio. La stagionatura minima è tre mesi.

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Il fascino del Lago di Varano è la dimostrazione che una vacanza sul Gargano va molto oltre l’azzurro del mare e il verde della Foresta. È situato sulla costa settentrionale del Gargano ed è il maggiore lago costiero italiano e il più grande dell’Italia meridionale.


 


Tradizionalmente viene chiamato lago, ma in realtà è una laguna: alimentato da molte sorgenti di acqua dolce provenienti dai monti vicini, è separato dal Mare Adriatico attraverso un lembo di terra lungo appena un chilometro, denominato Isola di Varano, ma comunica con esso attraverso due canali: il Canale di Varano e il Canale di Capoiale.


 


Famoso per la pesca delle anguille e dei mitili e per il numero di uccelli acquatici che vi vivono, come anatre, aironi, fenicotteri e cormorani, il Lago di Varano è un vero paradiso per i pescatori del posto che ogni giorno con loro sandali (le tipiche imbarcazioni locali) animano la silenziosa immobilità del Lago, diventando anche loro parte di paesaggi lacustri davvero affascinanti.


 


Con un’escursione in barca sul Lago di Varano, si possono ammirare scenari di rara bellezza: le sponde ricoperte di ulivi secolari e ricchi di grotte e sorgenti naturali, il Crocifisso che emerge dalle acque in mezzo al Lago e la chiesetta della SS. Annunziata posta sulla riva orientale del Lago, dove è custodito un bellissimo Crocifisso del 1330 venerato dagli abitanti di Ischitella e dei comuni limitrofi. Per scoprire le bellezze paesaggistiche e selvagge di questo luogo è possibile anche percorrere il lungolago a piedi o in bicicletta.


 


Durante la Seconda Guerra Mondiale il lago di Varano fu utilizzato come base d’appoggio per sommergibili e idrovolanti impegnati in azioni belliche nell’Adriatico.


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Attraversare Bosco Quarto è come fare un tuffo nella natura incontaminata: un’estensione di 8.000 ettari in cui dominano un esteso querceto a prevalenza di Cerro (Quercus cerris), maestosi Carpini bianchi e un rigoglioso sottobosco di agrifogli. Al suo interno si divincolano una serie di stradine sterrate, collegate ad aree pic-nic, ideali per facili percorsi in mountain bike o a piedi.

Il bosco si estende nell’area tra Monte Sant’AngeloSan Giovanni Rotondo e Carpino, delimitato a sud ovest daMonte Calvo (1055m) e a nord-est da Monte Spigno(1008m). Ci si arriva dalla strada che da Monte Sant’Angelo scende verso Valle Carbonara in direzione San Giovanni Rotondo, dalla quale si stacca una strada sterrata che attraversa il bosco.

Percorrendo i sentieri interni ci si trova immersi nella maestosità dei cerri, dei faggi e degli aceri dove riecheggiano i versi di diverse varietà di uccelli (Allocco, Picchio rosso maggiore, Picchio rosso mezzano, Picchio rosso minore, Picchio verde, Picchio muratore e Tordo bottaccio).

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Voluto da Ignazio Della Bella nel XX secolo e ispirato al modello dell’architettura neo-gotica fiorentina di Palazzo Vecchio, il Palazzo Della Bella è uno dei monumenti più interessanti presenti a Vico del Gargano. Situato nei pressi di Salita Della Bella e sviluppato su due piani, è caratterizzato da due piccole torri circolari e dallamaestosa torre coronata da due bifore e da merli guelfi.

Vico del Gargano è conosciuto come la città dalle 100 chiese, molte delle quali si trovano nelle adiacenze diPalazzo Della Bella.

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A qualche chilometro ad ovest di Cagnano Varano, sulla strada che conduce a San Nicola Imbuti e a Capoiale, le indicazioni stradali annunciano la Grotta di San Michele. Entrando da una stretta porta e adattando gli occhi all’oscurità, ci si accorge di qualcosa di familiare e di già visto. Lungo le pareti della grotta si susseguono nicchie e altari che ricordano quelli esistenti nellaGrotta di San Michele a Monte Sant’Angelo. E’ chiara l’intenzione di riprodurne ambienti e atmosfera. La grotta è stata sempre oggetto di frequentazione piuttosto intensa da parte dei locali e dei forestieri. Della storia della grotta e di come sia diventata luogo dedicato all’Arcangelo non si sa quasi nulla. L’unico documento che ne fa menzione è del 1054.

La grotta fu luogo di culto da tempi antichissimi; anche uno scrittore ecclesiastico accorto e puntuale come Pompeo Sarnelli nella sua “Cronologia dei Vescovi e Arcivescovi Sipontini”, pubblicata nel sec. XVII, identifica nella grotta di San Michele l’omonima chiesa esistente nei pressi di Cagnano Varano. La grotta si presenta come un ambiente piuttosto lungo; sul pavimento, reso viscido dallo stillicidio, e sulla volta si notano numerose concrezioni calcaree. Intorno alla grotta fiorirono le leggende in cui la figura di San Michele perde le sue connotazioni bibliche e tradizionali e diventa un eroe di paese costruito mescolando frammenti di storie diverse. Una di queste narra come San Michele sceso dal cielo, entrò nella grotta col suo cavallo. Anche un grosso toro volle entrare nella grotta, ma essendo la porta molto stretta, restò incastrato e con le corna infisse nelle rocce. Quando il padrone riuscì a liberare il povero toro, fu investito da gran luce entro cui gli apparve San Michele. Corse a dar notizia ai paesani. Ma quando questi arrivarono di San Michele non era rimasta traccia al di fuori delle impronte del cavallo impresse nella sabbia umida. Seguirono le orme e videro San Michele stanco e assetato, inginocchiato e con le mani poggiate a terra. Dal punto toccato dalle sacre mani scaturì una fresca sorgente a cui l’Arcangelo si dissetò. La sorgente fu chiamata “fontana di San Michele“. San Michele peregrinò a lungo sul Gargano, fin quando non trovò la sua grotta a Monte Sant’Angelo, e vi rimase. La grotta di San Michele a Cagnano è certamente un luogo che la devozione ha trasformato in un punto ben caratterizzato nel panorama religioso della costa settentrionale del Gargano. Si capisce come tuttora sia frequentata dai cagnanesi e dalle popolazioni vicine, ma anche dai numerosi turisti che affollano durante l’estate le vicine spiagge

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Dalla foce di Capoiale parte una strada che costeggia in gran parte il lago di Varano: imboccata questa strada appena prima di attraversare il ponte sul canale che in questo punto mette in comunicazione il lago con il mare aperto, dirigersi verso sud e dopo aver costeggiato il lago per circa cinque chilometri ecco apparire sulla sua sponda la vecchia base segreta militare di San Nicola Imbuto. Era questa una stazione di idrovolanti, dedicata ad «Ivo Monti», come riporta ancora una targa superstite murata su una palazzina della base.

Dalla foce di Capoiale parte una strada che costeggia in gran parte il lago di Varano: imboccata questa strada appena prima di attraversare il ponte sul canale che in questo punto mette in comunicazione il lago con il mare aperto, dirigersi verso sud e dopo aver costeggiato il lago per circa cinque chilometri ecco apparire sulla sua sponda la vecchia base segreta militare di San Nicola Imbuto. Era questa una stazione di idrovolanti, dedicata ad «Ivo Monti», come riporta ancora una targa superstite murata su una palazzina della base. 

Alcune case in stile liberty, viali, il molo, resti di strutture difensive, restano mute sentinelle di questa base segreta costruita durante la prima guerra mondiale in questo luogo lontano da occhi indiscreti per la difesa della costa adriatica. Il primo tratto della ferrovia garganica fu costruito infatti proprio per mettere in parte in comunicazione anche la base con i centri della pianura dauna. La base di San Nicola Imbuto appartenuta dapprima alla Regia Marina e poi all’Aereonautica militare, ospitava gli addetti alla base di idrovolanti. La costruzione della base si rese necessaria per fronteggiare gli attacchi della marina austriaca che, spintasi fino alle coste garganiche, aveva affondato la motonave Turbine. 

Dopo l’ultima guerra, venuti meno gli scopi di difesa militare, la base fu abbandonata e la proprietà passò al Demanio dello Stato; oggi l’insediamento conserva ancora la sua bella piazzetta, già dedicata al duca Thaon de Revel e viali dai nomi altrettanto illustri: Luigi De Filippis, Re Vittorio ed altri. Le case ed il molo paiono abitate dai fantasmi del passato, erbacce e rottami ferrosi rendono poco praticabile una visita delle palazzine; fuori del recinto che delimita la base di idrovolanti si erge ancora, in posizione di rilevo rispetto alla base, una piccola chiesetta dal tesso sfondato, essa è indicata sotto il titolo di San Nicola nelle carte dell’Istituto geografico militare, ma pare fosse dedicata invece a Santa Barbara, protettrice dell’Aereonautica. 

Anche prima della costruzione dell’idroscalo la località di San Nicola Imbuto appare ricca di storia. Un monastero ed un «castrum» dello stesso nome sono infatti già citati nel 1176 fra i beni dell’abbazia benedettina di Santa Maria di Calena, poi passata al Monastero di Tremiti con tutte le sue pertinenze. Verso la fine del cinquecento San Nicola Imbuto è citato ancora come pertinenza del monastero di Santa Maria di Tremiti in una causa civile tenutasi presso il Tribunale della Regia Dogana di Foggia fra Geronimo de Turris e Giovanni Battista Rubino. Gli ultimi resti del monastero di San Nicola Imbuto, costruito nelle immediate vicinanze della riva del lago, sprofondarono nelle acque verso il Seicento, a causa di un violento sisma. Oggi, impressione e stupore conquistano il visitatore che solitario si spinge fra le vie della vecchia base segreta di idrovolanti, le costruzioni rimaste in piedi sono popolate unicamente dai gabbiani, che fin qui si spingono dalla vicina marina.


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